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Biodiversità da scoprire: il nobile fico

Il Fico è un albero da frutto originario dell'Asia occidentale, introdotto successivamente nell'area mediterranea. Testimonianze della sua coltivazione si hanno già nelle prime civiltà agricole di Mesopotamia, Palestina ed Egitto.

L'albero presenta due forme botaniche: il fico domestico (Ficus carica sativa) e il caprifico, o ‘fico delle capre' (Ficus carica caprificus), entrambi della famiglia delle Moraceae. Il secondo nome ‘carica' della nomenclatura originaria di Linneo si riferisce alla sua origine dalla ‘Caria', regione dell'Asia Minore. Il caprifico produce piccoli frutti poco appetibili, mentre il fico domestico comprende le numerose varietà di fichi che ben conosciamo, ma l'esistenza della varietà selvatica è vitale per la produzione del frutto da parte delle varietà domestiche. Una particolarità poco conosciuta del fico riguarda infatti la sua impollinazione. Essa dipende da un insetto (la Blastophaga psenes, dell'ordine degli Imenotteri, come le api e le vespe) che compie una parte del suo ciclo vitale sul caprifico e va poi ad impollinare il fico domestico. Gli antichi conoscevano bene questi aspetti dell'impollinazione del fico, se non altro nei suoi risvolti pratici, ed era diffuso l'uso di appendere rametti di caprifico fioriti tra le fronde dei fichi a produzione domestica.

 

Le origini antiche del fico ne fanno un albero ricco di miti, leggende e storia. Nella Bibbia, il fico viene citato come il primo “vestito” della storia: Adamo ed Eva si “vestivano”, infatti, di foglie di fico. Nel Vecchio Testamento, il fico viene citato come emblema di abbondanza. In India l’albero di fico è ritenuto sacro,e la pianta viene chiamata Ficus Religiosa. In Grecia, il fico era sacro a Dionisio e, soprattutto, a Priapo, il dio lubrico della fecondità. Platone era un grande amante di fichi e per questo motivo gli venne dato il nome di “mangiatore di fichi”. Inoltre raccomandava di mangiare questo frutto poichè secondo lui, aiutava a rinforzare l’intelligenza.
A Roma era sacro a Marte, vero fondatore della città eterna in quanto si sostiene che Romolo e Remo siano nati proprio dalla sua unione con Rea Silvia, dopo che il dio della guerra aveva posseduto con la forza la giovane vestale di Alba Longa. Essendo prole illegittima, i gemelli vennero quindi strappati alla madre per essere uccisi. Ma un servo pietoso li sottrasse a morte sicura adagiandoli in una cesta, che fu affidata alle acque del Tevere. Trasportata dallo straripamento del fiume, la cesta si fermò in una pozza sotto un fico selvatico, all'ombra del quale Romolo e Remo furono allattati dalla lupa.
Plinio sosteneva che mangiare fichi ”rende più forti i giovani, aiuta la salute degli anziani, e attenua le rughe”. Anche i Fenici e gli Etruschi, sono tra le popolazioni antiche che si nutrivano di fichi.

In cucina il frutto di fico si utilizza al naturale, essiccato, trasformato in succo o sciroppo, come contorno al prosciutto o ai formaggi, tostato e macinato per surrogare il caffè, guarnito con noci e mandorle, per estrarre alcool, ecc. Fresco lo potete aggiungere alle macedonie, ai dolci, può accompagnare gli antipasti, è buono con il prosciutto, il salame e vari formaggi, accompagna carne, coniglio e selvaggina e può sostituire le prugne in molte preparazioni. Inoltre, il fico, viene usato per la preparazione di confetture e composte.

Malgrado il sapore zuccherino, i fichi apportano circa 100 kcal per 100 g di prodotto fresco, valore che sale notevolmente (circa 250 kcal) per i frutti essiccati. La polpa contiene molta acqua (circa 80 g per 100 g di prodotto fresco), zuccheri facilmente assimilabili (15 %), vitamina A, oltre alla B1, B2, PP, C e una buona quantità di minerali (soprattutto potassio, calcio, ferro, manganese).
E' un alimento nutriente, facilmente digeribile e per questo raccomandato in tutte quelle fasi della vita (infanzia, adolescenza, gravidanza, convalescenza) e in quelle attività (in particolare in quella sportiva) nelle quali sia necessaria una fonte di energia rapidamente utilizzabile.
Il fico secco, invece, rispetto al fico fresco diventa quasi un altro alimento. Il contenuto di fibra aumenta di cinque volte, il che lo rende un alimento eccellente soprattutto per mantenere regolato l'intestino stitico. Un etto di fichi secchi inoltre copre il 20 % del fabbisogno giornaliero di calcio e apporta all'organismo il 30 % del ferro necessario ogni giorno.

Le cultivar del caprifico sono qualche decina, mentre quelle del fico domestico sono diverse centinaia. Molte sono antichissime, coltivate localmente, e spesso poco note. Le più rappresentative in Italia sono: diversi tipi di fico precoce (Columbri), Brogiotti (sia bianchi che neri), la diffusissima Dottato, oltre a Troiano, Fico Bianco del Cilento, Gentile, ecc.. All'interno dell'azienda Dulcamara abbiamo messo a dimora diversi alberi delle varietà Brogiotto Bianco e Nero, per le cui descrizione vi rimandiamo alla versione online della Pomona Italiana di Giorgio Gallesio, la prima e più importante raccolta di immagini e descrizioni di frutta e alberi fruttiferi realizzata in Italia.

 

Ricette

Confettura di fichi e zenzero

1kg fichi, 300 gr. zucchero di canna, 1 pezzetto di zenzero fresco, 1 buccia di limone

Lavare i fichi, tagliarli a metà e mettere in una pentola con il doppio fondo. Aggiungere lo zucchero, la buccia di limone, lo zenzero sbucciato e tagliato a pezzettini piccoli e iniziare la cottura sul fuoco, avendo cura di mescolare ognitanto. Dopo circa mezz'ora di cottura frullare tutto con un mixer a immersione e cuocere per altri 10 minuti.
Invasettare ancora bollente fino a un dito dal coperchio, chiudere bene e capovolgere i vasetti fino a raffreddamento per creare il sottovuoto. Prima di riporre i vasetti nel dispensario controllare che il tappo si sia schiacciato verso il basso.
Questa confettura è ottima sul pane a colazione e merenda oppure per accompagnare pecorino o ricotta.

Approfondimenti sul web

http://www.tanogabo.it/fico.htm
http://www.pomonaitaliana.it/pomona/fichi.htm
http://www.agraria.org/coltivazioniarboree/fico.htm

 

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