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Campi aperti: filiera corta e sovranità alimentare

 

“Curare le ferite della terra è possibile solo con un passaggio di ampie fette di attività alle economie di sussistenza, come la produzione alimentare e artigianale su piccola scala per mercati locali. Infatti la simbiosi è realizzabile unicamente nell’ambito di una cultura di sussistenza, l’opposto della globalizzazione dei mercati.                                             (Giannozzo Pucci)

 

Il punto di arrivo

Cibo sano per tutti i popoli del mondo
Ridare all’agricoltura la sua originaria funzione: produrre cibo, non merce a basso costo per l’industria, cibo buono, sano, pulito, senza chimica e OGM, senza speculazioni di borsa per tutti gli abitanti della terra.
Diritto alla terra
Oggi la terra è ancora negata a milioni di persone sia nel sud del mondo che nel nord ricco, meccanismi di esclusione sociale e di appropriazione della terra tengono lontani i contadini dalla possibilità di prodursi il proprio cibo.
Diritto all’acqua
Senza acqua non si vive e non si coltiva la terra. Oggi come non mai la risorsa acqua è una merce sottoposta alle leggi del mercato globale che la privatizza, la vende, la trasporta, la quota in borsa, la inquina ma non la distribuisce a tutti.
Diritto ai semi liberi
I semi non appartengono a nessuno, sono risorse di tutti, garanzia di vita futura, di evoluzione genetica non brevetti di alcune multinazionali.
Diritto al lavoro
La concentrazione della terra, la meccanizzazione sfrenata e i bassi redditi stanno espropriando il lavoro dalla terra. Sempre più grandi estensioni sono coltivate da poche persone. Meglio valorizzare il lavoro umano che non petrolio, acciaio e chimica. Meglio mille aziende piccole che non dieci grandi.
Diritto alla equa remunerazione
Giusta retribuzione a chi coltiva, meno ai trasportatori e commercianti. Prezzi trasparenti e accessibili per tutti.
Diritto all’acquisto locale
Mercati rionali, vendite in azienda, consegne dirette di cassette di ortofrutta invece che ortaggi venuti da 2.ooo km in scaffali di supermercati.

In sintesi crediamo nel principio della sovranità alimentare, cioè il diritto inalienabile di ogni popolo di definire le proprie politiche agrarie, proteggendo e regolando la produzione nazionale e locale al fine di ottenere prioritariamente cibo per la popolazione.
La  Sovranità alimentare non nega il commercio ma lo considera secondario al soddisfacimento dei bisogni alimentari delle popolazioni.

 

Dal globale al locale: l’esperienza bolognese

Per lavorare sui temi della Sovranità alimentare nasce nel 2002 a Bologna “la palestra di autodifesa alimentare”, movimento che vede l’incontro di studenti, agricoltori biologici, lavoratori. Si lavora per creare a Bologna strumenti alternativi di consumo e vendita diretta delle aziende. Si vuole dare concretezza alle idee senza limitarsi ai soli approfondimenti teorici. Nasce così l’idea del mercato. Un mercato come luogo di relazione, di incontro tra chi produce e chi consuma non più visti come uno contro l’altro ma come due modi per sostenere la Terra, rivitalizzare un territorio, promuovere forme di agricoltura biologica, limitare gli spostamenti delle merci. La filiera lunga della distribuzione paralizza questi due ruoli rendendoli incomunicanti, produce grossi impatti sull’ambiente, consuma moltissima energia, fa lievitare i prezzi e “strozza” gli agricoltori. Filiera corta significa invece tagliare tutte le intermediazioni commerciali tra chi produce e chi compra, limitare il raggio di produzione al territorio di appartenenza (Provincia di Bologna  e  limitrofi), avere prezzi equi sia per chi produce che per chi acquista.  Le ripercussioni di meccanismi di filiera corta sull’economia sono enormi, una vera e propria rivoluzione rispetto all’attuale modello globalizzato.

Nasce così la prima idea di Mercato settimanale presso l’XM 24 in via Fioravanti al giovedì sera. Un mercato di produttori biologici  e piccoli trasformatori. Intanto si crea il “coordinamento per la Sovranità Alimentare”, un insieme di soggetti, associazioni, agricoltori per la promozione della filera corta, del consumo critico, dell’agricoltura contadina e dell’economia solidale nel bolognese.

Il mercato va, cresce, funziona, si crea interesse per i temi affrontati, tra cui i concetti di prezzo sorgente, e autocertificazione.
Il prezzo sorgente è una proposta semplice e consiste nel mettere in etichetta il prezzo alla produzione, cioè il prezzo pagato al produttore. La semplice informazione del prezzo all’origine è in grado di rendere tracciabile, visibile, evidente a tutti i meccanismi della filiera lunga con i relativi ricarichi. Es. pomodori venduti a 2,00 € e pagati al produttore 0,30 €. L’autocertificazione è un meccanismo che afferma la responsabilità individuale controllata a norma di legge da enti istituzionali preposti, sancisce la fiducia tra chi produce e chi consuma, informa in maniere trasparente, evita di finanziare gli ormai innumerevoli enti di certificazione biologica.

Per quanto riguarda il biologico si cerca di affiancare il metodo ormai consolidato con l’idea che l’agricoltura sia di tipo “contadino” cioè di piccole dimensioni, non industriale, dove il lavoro umano è prioritario e dove le esigenze delle persone e non solo il profitto guidino le scelte.

 

Nasce l’associazione “Campi Aperti”

Nel 2007 ci si rende conto che è arrivato il momento di passare da esperienze “un po’ sommerse” e informali a qualcosa di più. Senza perdere tutto il cammino fatto, ma con in testa nuovi mercati e un riconoscimento del lavoro svolto, si decide di  fondare un associazione. Un’associazione aperta: un insieme di persone, non di aziende agricole. Tutti coloro che si riconoscono nello statuto possono parteciparvi.
Gli obiettivi prioritari rimangono quelli della promozione della filiera corta nel territorio bolognese, dell’agricoltura biologica contadina, della comunicazione sui temi della sovranità alimentare. L’associazione si fa carico della gestione dei mercati dei produttori con tanto di regolamento. Nasce l’idea di un controllo sociale interno, cioè di una sorta di “istruttoria” per regolamentare e verificare chi espone ai mercati.
I mercati diventano tre e i prodotti venduti spaziano dall’ortofrutta, ai formaggi, al miele, al pane e prodotti da forno, alle confetture, salse, pasta, farine, detersivi.

 I mercati di Campi Aperti

•    XM 24 giovedì sera dalle 17.30 alle 21.00 in via Fioravanti
•    VAG 61 martedì sera dalle 18.00 alle 21.00 in via Paolo Fabbri 110
•    Savena venerdì sera dalle 17.30 alle 20.00 via Udine.

Dulcamara pertecipa al mercato del Vag e del Savena (Savena a partire da maggio 2008).

Per informazioni:  Michele Caravita tel. 051-6708886, Alessandro Ferrari 349-1662971 email: This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it web: www.campiaperti.org


 
 
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