Acqua da non perdere: fitodepurazione e riciclo

 

Chiudere il ciclo dell’acqua, avere l’acqua per irrigare l’orto da quella che si utilizza in agriturismo e da quella che cade sui tetti. Questa era l’idea. Perché sprecare l’acqua dei bagni, dei lavandini e delle docce? Perché non trovare il modo di riutilizzarla?

Si è pensato quindi ad un impianto di fitodepurazione, dove pulire l’acqua reflua, combinato ad un laghetto a valle della vasca dove accumulare l’acqua depurata. Nella stessa vasca finisce, direttamente, anche l’acqua proveniente dai pluviali dei tetti. Una pompa sommersa convoglia poi l’acqua dalla vasca di accumulo allo stagnetto vicino all’orto da dove un’ulteriore pompa porterà l’acqua nell’orto. Il tutto azionato dall’energia solare, grazie al nuovo impianto fotovoltaico installato.

L’impianto prevede, a monte, una vasca Imoff per la sedimentazione primaria, seguita dalla vasca di fitodepurazione, impermeabilizzata con geomebrana della profondità di 1 metro e riempita di ghiaia, dove sono state messe a dimora rizomi di cannuccia di palude.

L’impianto di fitodepurazione è attivo dall’estate 2007.

La fitodepurazione è un processo naturale per depurare le acque reflue che sfrutta i meccanismi di autodepurazione tipici delle zone umide. Si ricrea artificialmente un habitat dove i microrganismi vanno a ossidare e degradare la sostanza reflua immessa. Non sono le piante, quindi, i veri attori del processo, ma la flora microbica. L’impianto attivo presso il Bioagriturismo Dulcamara è a flusso sommerso orizzontale, cioè l’acqua scorre al di sotto della superficie della ghiaia in cui si trovano le radici delle piante (cannuccia di palude). L’ambiente è saturo d’acqua e in leggera pendenza con condizioni prevalentemente anaerobiche, cioè in assenza di ossigeno. Tuttavia vicino alle radici delle piante si creano delle microzone aerobiche molto importanti al fine dell’efficienza della depurazione.

La depurazione dell’acqua avviene a causa di una molteplicità di fattori: fisici, chimici e biologici.

I processi fisici sono dovuti alla filtrazione meccanica e alla sedimentazione del particolato.

I processi chimici sono la luce e le reazioni chimiche che si creano sia in zone ossigenate che ridotte e che  provocano la sedimentazione e la degradazione di numerosi inquinanti.

I processi biologici comprendono i diversi habitat che si formano nella vasca di fitodepurazione e che ospitano una varietà di microrganismi che svolgono la maggior parte del lavoro di depurazione. La sostanza organica presente si ossida  e viene “mangiata” dai microrganismi eterotrofi aerobici che vivono nelle nicchie ossigenate adiacenti alle radici delle cannuccie di palude (Phragmites australis). L’azoto, presente soprattutto in forma ammoniacale, viene ossidato dai batteri e denitrificato fino a liberarsi nell’atmosfera in forma di azoto gassoso. Una parte dell’azoto è anche assorbita dalle piante. Il fosforo viene in parte adsorbito nel substrato ghiaioso e in parte precipita nel sedimento. Anche i microrganismi patogeni vengono rimossi al  99%.

La cannuccia di palude è in grado di comportarsi come una vera e propria pompa, trasportando l’ossigeno dalle foglie alle radici. L’apparato radicale, fitto ed intrecciato, favorisce inoltre una buona filtrazione meccanica arrivando fino a 70-80 cm. di profondità.